Cara sinistra, togli i
topi dal formaggio
Marco Travaglio, venerdì 5 agosto 2011
Questa è proprio nemesi storica. Quando il
centrosinistra, messo il cappello sulle vittorie involontarie a Milano e
Napoli e ai referendum, s’illudeva di tornare al potere raccattandolo da
Berlusconi dato prematuramente per morto, ecco rimbalzargli in faccia i
boomerang di Tedesco, Pronzato e Penati. Tre casi, un unico
denominatore: il conflitto d’interessi che il centrosinistra non volle
risolvere quand’era al governo perché aveva anch’esso il suo, i suoi. Il
sagace D’Alema ha recentemente rivendicato di essersi battuto come un
leone per risolverlo. Poi però, ha soggiunto con l’aria di chi la sa
lunga, “si decise di dare la priorità alla riforma del titolo V della
Costituzione”. Roba forte, arrapante: la celebre riforma costituzionale
Bassanini (per giunta fatta a colpi di maggioranza) che gli elettori del
centrosinistra e gl’italiani tutti invocavano a gran voce. In realtà,
piuttosto che fare una severa legge sui conflitti d’interessi, il
centrosinistra avrebbe dato la priorità a qualunque riforma, foss’anche
quella per dipingere i semafori in tinta fucsia.
Non solo gli ex Ds e Margherita, ma anche l’ala bertinottiana e
vendoliana della fu Rifondazione, il conflitto d’interessi ce l’hanno
nel sangue.
Prima scena. Il senatore Tedesco, appena scampato
all’arresto, racconta che fu Vendola, nel 2006, a chiamarlo a
mezzanotte, poche ore prima di presentare la sua giunta, per offrirgli
l’assessorato alla Sanità. Tedesco – sostiene sempre Tedesco – obiettò
che i suoi figli avevano aziende fornitrici delle Asl pugliesi (protesi
sanitarie e apparecchiature elettromedicali) e chiese deleghe meno
imbarazzanti, ma Vendola fu irremovibile: o la Sanità o niente.
Interpellato dai cronisti per una replica, Vendola ha scelto di non
rispondere, avallando così la versione del suo ex-assessore, che nel
giro di due anni dovette dimettersi proprio per l’accusa (corruzione,
concussione, falso, turbativa d’asta) di aver favorito le aziende
familiari.
Seconda scena. Il Pd nomina l’ex consigliere ministeriale di
Bersani, Franco Pronzato, a responsabile del partito per il trasporto
aereo e già che c’è lo infila nel Cda dell’Enac, l’ente nazionale che
dovrebbe vigilare sull’aviazione civile. Pronzato usa la seconda carica
per favorire all’Enac una ditta, la Rotkopf della famiglia Paganelli,
molto cara al partito visto che finanzia la fondazione dalemiana
Italianieuropei e offre passaggi aerei gratuiti a D’Alema. In cambio
intasca una mazzetta (per cui ha appena patteggiato 1 anno e 4 mesi per
corruzione) insieme al mediatore dell’affare, Morichini, vecchio amico
di D’Alema e procacciatore di finanziamenti a Italianieuropei.
Terza scena. Nel 2004 Bersani raccomanda il costruttore Gavio al
neopresidente della Provincia di Milano, Penati, per un incontro
riservato. I due si vedono in segreto in un hotel di Roma e pochi mesi
dopo Penati acquista il 15% delle azioni detenute da Gavio
nell’autostrada Serravalle, pagandole (anzi, facendole pagare ai
milanesi) il triplo di quanto erano costate a Gavio un anno e mezzo
prima. Gavio si sdebita dell’enorme plusvalenza intascata (176 milioni)
investendo 50 milioni nella scalata di Unipol ad Antonveneta, tanto cara
ai vertici Ds. Poi Penati diventa capo della segreteria di Bersani. Ora
Penati è indagato per corruzione e finanziamento illecito anche per
presunte tangenti dal gruppo Gavio.
Ecco cosa accomuna gli ultimi guai giudiziari del centrosinistra: il
conflitto d’interessi. Se Vendola non avesse nominato Tedesco alla
Sanità, Tedesco non avrebbe potuto favorire le aziende di famiglia e non
sarebbe stato indagato; se il Pd non l’avesse portato in Senato, il Pdl
non avrebbe potuto salvarlo dall’arresto, mettendo in imbarazzo il Pd e
Vendola. Se il Pd non avesse piazzato all’Enac il suo dirigente Pronzato,
questi non avrebbe potuto favorire la Rotkopf all’Enac in cambio di
tangenti. Se Bersani avesse consigliato a Penati di incontrare Gavio nel
suo ufficio alla Provincia e di non regalargli 250 milioni di denaro
pubblico, o se quando Penati fece quella scelta sciagurata Bersani non
l’avesse promosso suo braccio destro, nessuno lo collegherebbe alla
nuova Tangentopoli. Per evitare guai, basta non andarseli a cercare.
Invece Vendola e Bersani mettono i topi nel formaggio, poi si
meravigliano se quelli lo mangiano. E questi sarebbero i candidati
giusti per deberlusconizzare l’Italia? Ma andiamo.